venerdì 21 agosto 2009

Stallo?

Ha ragione Chiamparino quando si lamenta a proposito del fatto che ormai il Congresso si è avvitato non sulle piattaforme programmatiche, ma sul "chi sta con chi". Stiamo sprecando una occasione...

Detto questo almeno una buona notizia: tra poco più di un mese esce il giornale diretto da Padellaro (si quello con Travaglio, Beha, Colombo, ecc...): "Il Fatto". Già il nome ci piace assai...

giovedì 23 luglio 2009

...ma poi

Verosimilmente ma anche un tantino a sorpresa, ma anche no, Mario Adinolfi ha ritirato la sua candidatura ed ha deciso di appoggiare apertamente Dario Franceschini. Che la proposta del Segre-Dario sia sufficientemente simile da contenere quella di Adinolfi? Forse. Che Adinolfi non sia riuscito ad imporsi sui mezzi di informazioni per cui nessuno (tranne per dire che si era ritirato) ha mai parlato di quattro candidati ma di tre? Probabile. Sia come sia sono rimasti in tre. Entro il 25 ottobre ne resterà soltanto uno.

Highlander? O quello con il cerino in mano?

mercoledì 22 luglio 2009

Sorpresa!


A quanto pare saranno in cinque a combattere per la segreteria: spunta fuori Renato Nicolini.

Movimenti di truppe


Si stanno muovendo sempre più pedine - ma anche alfieri, cavalli e torri... - sullo scacchiere della politica nazionale del PD.
Se il segretario nazionale cade si rimette in discussione l'intero sistema regionale dei direttivi. Ho già avuto modo di segnalare la corsa della Serracchiani alla guida del Friuli Venezia Giulia, anche se - per il momento - non si capisce se sarà una corsa solitaria oppure con uno o più competitori. Stessa storia - brutta per la verità - nel Lazio dove Morassut verrà riconfermato senza tanti giri di parole dato che al momento non ci sono avversari. Il "Cinese" si proporrà in Liguria, anch'egli - come la Serracchiani - in "quota" Franceschini. E questa è una notizia.
Infine la notizia, importante, della triplice candidatura in Lombardia. Luogo essenziale per la riconquista del paese, la Lombardia vedrà una corsa complessa quasi quanto quella nazionale. Tre i candidati: Maurizio Martina (Bersani), Emanuele Fiano (Franceschini) e Beppino Englaro (Marino).

Nonostante tutte le mie perplessità su questo Congresso e sulla capacità del PD di rinnovare se stesso è importante notare come - finalmente - ci siano veri e seri spostamenti di truppe, pronte (quindi) a darsi vera e seria battaglia. Cosa succederà lo scopriremo ad Ottobre.

lunedì 20 luglio 2009

Tesseramento

Domani si chiude ufficialmente il tesseramento per il PD. Chi c'è, c'è, per tutti gli altri, grazie di aver partecipato.

Ignazio Marino però ha già chiesto una proroga fino a fine mese. In effetti - sebbene non è possibile sapere quanto possa essere utile - potrebbe essere una cosa giusta, anche da un punto di vista economico (il PD del Lazio ha chiesto un contributo speciale per cui l'operazione da queste parti costa 20 euro) per il Partito, oltre a rendere la corsa congressuale più "equa".

domenica 19 luglio 2009

Alleanze

Le notizie diventano vecchie talmente in fretta che stiamo diventando tutti di memoria corta.

Di recente Veltroni ha rilasciato una intervista al Corriere nella quale faceva una sorta di autocritica. Tra le altre cose una potrebbe ed anzi sicuramente influirà nel dibattito congressuale: il nodo delle alleanze politiche.


''Buono e chiaro il discorso di Franceschini. Un passo avanti per il Partito democratico''.
E' il giudizio di Walter Veltroni in un'ampia e articolata intervista al 'Corriere della Sera' nella quale sostiene nel Pd due visioni di partito ''nitidamente diverse'' rappresentate non a caso da Pierluigi Bersani e Dario Franceschini, i due principali concorrenti alla segreteria del Pd. Quella di Bersani, dice Veltroni e' ''dentro l'evoluzione Pci-Pds-Ds, punta ad un modello di partito come ce ne erano un tempo''. Quella di Franceschini ''disegna un partito con l'ambizione di cambiare radicalmente il Paese, diventando il perno dell'alleanza riformista per l'Italia.
Per me -spiega Veltroni- dopo il fallimento dell'Unione, e' questa la vocazione maggioritaria del Pd''. Per l'alleanza, Veltroni indica in primo luogo la formazione di Vendola, i socialisti e i radicali.
Per il suo prossimo futuro, Veltroni annuncia un impegno particolare in funzione antimafia.

Pronta la replica dei Socialisti con Nencini

''Meglio tardi che mai. Veltroni dimostra oggi di aver cambiato radicalmente idea sul futuro delle alleanze del suo partito''.
Lo afferma il segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini, commentando l'intervista al 'Corriere della Sera' dell'ex segretario del Pd nella quale ha prospettato un'allenza rifornista con Vendola, con i socialisti e i radicali.
''Almeno in questo -aggiunge Nencini- la sconfitta elettorale dell'anno scorso e' stata utile a dimostrare che il Partito democratico non poteva pretendere di rappresentare da solo tutte le opposizioni. Il banco di prova di questo cambiamento di rotta sono le prossime elezioni regionali. E anche per questo, oltre che per costruire assieme una piu' efficace opposizione riformista al governo Berlusconi, -conclude Nencini- sarebbe utile avviare quanto prima un confronto sui programmi''.

e la controreplica interna al PS


"Le dichiarazioni al Corriere della Sera di Veltroni sono spudorate ed in pieno stile comunista. Proprio lui che comunista dice di non essere mai stato" il segretario de I Socialisti, Saverio Zavettieri, critica duramente l'ex leader del Pd. "Dopo che lo scorso anno ha negato l'apparentamento alla Costituente Socialista, lanciato il voto utile contro la Sinistra arcobaleno dello stesso Vendola e costretto i Radicali ad entrare nelle loro liste, oggi 'Uolter' individua proprio tra i suoi carnefici gli interlocutori ideali per un'alleanza politica" afferma Zavettieri. "Veltroni, in un eccesso di revisionismo, annovera tra i suoi errori quello di non aver combattuto le correnti, dimenticando che non poteva farlo essendo lui un segretario frutto dell'accordo tra correnti con la benedizione di D'Alema. E omette dall'autocritica l'errore storico di aver dato l'apparentamento al solo Di Pietro. Insomma, lacrime da coccodrillo" incalza l'esponente socialista. "Pertanto è davvero sconcertante l'entusiasmo di Nencini, dinnanzi a simili atteggiamenti tartufeschi, immemore che i socialisti sono stati estromessi dal Parlamento, dopo 120 anni di storia, proprio in virtù delle grandi scelte di Veltroni" conclude Zavettieri.


...secondo me un po' ragione ce l'hanno, o no?

sabato 18 luglio 2009

Chi si allinea...

E' tempo di endorsement, parola anglosassone che vuol dire "appoggio", nel senso di chi sta con chi. Giovedì è stato il momento dei Democratici Davvero, una corrente (?) che fa capo alla Bindi - non credo di sbagliare - e che ha deciso per l'appoggio a Bersani.

Nel frattempo... /3



Quale peso possa avere nella campagna congressuale non so dirlo. Tuttavia la notizia che Debora Serracchiani si presenti per l'elezione di Segretario della Regione Friuli mi sembra un dato importante. Ricordo che la Serracchiani (74 mila preferenze) appoggia Franceschini nella corsa per il PD nazionale, in ogni caso - in prospettiva e nell'ipotesi che entrambi vincano - ci sarebbe sicuramente un posto per lei nella segreteria nazionale visto che, come ha spiegato lo stesso Franceschini, nel futuro gruppo dirigente ci saranno "esponenti del territorio". Le cose non accadono per caso e - a questo punto - non sarebbe così improbabile un "ticket" tra i due.


In queste settimane molti democratici, circoli,semplici elettori del Friuli Venezia Giulia mi hanno chiesto di candidarmi alla segreteria del Partito Democratico della mia regione.
Molti lo hanno fatto pubblicamente, altri me lo hanno chiesto personalmente.

Oggi ho sciolto la riserva sulla mia candidatura.
L’ho fatto in senso positivo e mi candido in quanto lo ritengo lo sviluppo naturale del mio impegno nel PD nazionale e regionale.

Ho scelto di candidarmi perché credo che chi ha delle responsabilità politiche debba vivere appieno i nostri circoli, i territori, la quotidianità delle persone, le loro difficoltà e le loro speranze. Solo così si potranno sostenere, anche sul piano nazionale, istanze e battaglie che possano rendere migliore la vita degli italiani.

Voglio, con un impegno quotidiano, restituire quello che mi è stato dato, facendo mia quella responsabilità e rimettendomi, ancora una volta, come ho sempre fatto, al giudizio dei cittadini, chiedendo loro di darmi fiducia e di tornare a dare fiducia al Partito Democratico che rappresento orgogliosamente.

Nel mio lavoro di tutti i giorni, anche grazie al forte legame con il territorio, rappresenterò nel migliore dei modi, anche in Europa, le istanze della mia circoscrizione.



Nel frattempo... /2

Nel frattempo Dario Franceschini ha dato seguito alla sua candidatura con l'ultimo tassello necessario: il programma.

Nel frattempo...

Ignazio Marino, nel frattempo, sta continuando la sua campagna con un programma che è - di fatto - "zapaterista". La sua piattaforma è all'insegna di una forte componente di laicità (qualcuno forse me compreso, direbbe laicisimo). Matrimonio omosessuale, adozioni anche ai single, testamento biologico e spero di non aver dimenticato nulla. Punta all'area della sinistra più "libertaria" e non a caso Emma Bonino - al tempo della sua candidatura - ebbe parole di apprezzamento per il senatore.

Per molti aspetti Marino è quello che più facilmente - se anche non dovesse vincere la corsa congressuale - di certo mangerà più voti a Bersani. E' chiaro che se Franceschini viene appoggiato dai Rutelliani e dai teodem, di certo non avrà l'appoggio - tanto per essere chiari - dell'Arcigay, il quale sebbene non abbia dato nessun appoggio difficilmente potrebbe volere di più da un candidato come Marino.

Una valutazione su Marino è apparsa sul Riformista a firma della storica Lucetta Scaraffia.

Affaire Grillo

Ed è l'Affaire-Grillo continua a tenere banco. Innanzi tutto perchè il comico è bravo e sa come tenere la piazza. Ci aggiungiamo poi che la dirigenza non sta facendo una grande figura attaccandosi al regolamento. E poi perchè ai colleghi della stampa piace ricamarci sopra e non hanno torto...

A quanto pare non può iscriversi, ma a Paternopoli gliel'hanno data. Sarà una delle migliaia di tessere che la campania sta sfornando in vista del congresso...magari gli avanzava chissà....

Il fatto è che - di nuovo - un comico mette in crisi la politica. Come finirà questa storia? Riuscirà Mario Adinolfi a far passare la sua mozione pro-Grillo alla Direzione Nazionale?

Vedremo

il Post-Grillo e i suoi significati

Riporto il fondo di Gramellini di oggi sulla Stampa:


Basta ascoltare qualsiasi elettore del Pd per comprendere che l’affare Grillo non si chiuderà con un cavillo burocratico o un «vaffa» di scherno. Intendiamoci. Grillo è solo l’idolo di una piccola minoranza che si sente il centro buono del mondo: la classica malattia dei drogati di Internet che sopravvalutano la Rete, sovrapponendo la vita che scorre lì dentro a quella reale. Ciò che lo rende dirompente non è quindi lo strumento ma il messaggio, riassumibile in un pensiero semplicissimo: via tutti i dirigenti. Via, perché questo tempo non è più il loro tempo. Grillo è la versione nostrana di Michael Moore, il regista che da anni sbertuccia il Potere americano. Moore ha avuto peso politico fin quando i democratici si affidavano ai Clinton e ai Kerry. Poi però è arrivato Obama. Mica Franceschini e Bersani, emozionanti come un brodino di pollo con contorno di prugne cotte. Quindi il problema non è Grillo.

E’ che qui Obama non arriva mai. Che mentre nel mondo la sinistra conserva il nome e cambia le facce, da noi cambia nome di continuo ma le facce restano sempre le stesse: al massimo i sederi scalano di qualche fila. Si procede per cooptazione, invece che per eliminazione, come dimostra il caso di Debora Serracchiani, che uscì dall'anonimato per aver osato cantarle chiare al segretario ed è già diventata la sua chierichetta. Da liberale all’antica, confesso che Grillo e Di Pietro mi fanno un po’ paura. Però riconosco che il credito di cui godono, anche presso chi non li ama, esprime in modo sgangherato il sanissimo desiderio di sparare finalmente sul quartier generale

giovedì 16 luglio 2009

Un "padre nobile" affranto?


Grande sofferenza quella espressa dal professor Arturo Parisi in una intervista rilasciata alla Stampa. Il professore a quanto pare non ci crede più nel PD, troppi i ritardi, troppe le divisioni e i personalismi. Il più ulivista tra i membri del PD, tanto da essere - di fatto - l'unica vera voce discordante nell'era della segreteria Veltroni (e vorrà pur dire qualcosa...) sembra oramai fiaccata. Nonostante il merito di aver pungolato il pensiero di centrosinistra sin dalla metà degli anni novanta, il professore è sempre stato "un profeta in patria". Di conseguenza inascoltato. L'apparente passo indietro - qualunque cosa pensino i suoi detrattori - peserà sul futuro del PD. Qualunque esso sia.

Vengo anch'io? No tu no


Alla fine il Partito ha detto no. Grillo non può partecipare per via delle norme statutarie. Non credo che sia il modo migliore nel quale potesse finire questa storia ma è andata così.

Gli "outsider", Marino ed Adinolfi, hanno caldeggiato la possibilità e anche il diritto che Grillo potesse partecipare alla corsa, non così i due membri dell'apparato, Bersani e Franceschini. Anche queste posizioni - probabilmente - influiranno sui voti congressuali? Può darsi. Di certo influiranno su quelli delle eventuali primarie.

E oggi sul Giornale, un interessante analisi sui retroscena della "discesa in campo" del comico genovese. Dietro ci sarebbe lo zampino del Tonino nazionale. Purtroppo è solo sull'edizione cartacea, a mio parere merita una letta.

lunedì 13 luglio 2009

Confermata l'intenzione di Beppe Grillo di correre per la segreteria del PD

(ANSA) - ROMA, 13 LUG - 'Da oggi sono iscritto al Pd'. Cosi' Beppe Grillo ha annunciato l'iscrizione al Partito Democratico. Era questa la condizione per correre per la segreteria al prossimo congresso. Grillo racconta di essersi 'iscritto al Pd questa mattina ad Arzachena' e ironizza sulla contrarieta' espressa nel Pd: 'Ho fatto la domanda sia on line che fisicamente, ho dato i 16 euro di quota. Poi se troveranno che il terzo comma, del quarto paragrafo bis...'.


La corsa a questo punto è composta da 5 candidati e - sempre di più - è difficile fare pronostici su chi potrebbe vincere questa competizione per la leadership del centrosinistra.

Appello e manifesto in vista del Congresso: la lettera di Parisi

Dal sito dei Democratici per la Democrazia, ovvero gli "ulivisti", capitanati da Arturo Parisi:

(testo del documento inviato ai candidati annunciati al congresso preparato dal Professor Arturo Parisi con il contributo di altri parlamentari in particolare di Mario Barbi, Antonio La Forgia, Fausto Recchia, Albertina Soliani e Sandra Zampa)

Il contesto nel quale il percorso congressuale del Partito Democratico prende il via, reso
drammatico dalla crisi internazionale, ci ricorda che molte sono le questioni che attendono una
risposta. Innanzitutto una proposta che si faccia carico dei problemi di lungo termine che sfidano il nostro Paese.

Di questa proposta noi sappiamo al momento due cose. La prima é che se i problemi a noi di fronte
sono di lungo termine, di lungo termine deve essere la risposta: un progetto per il cambiamento
della società non un semplice programma di governo di legislatura e meno che mai un insieme di singoli atti di governo. L’Italia è immersa in una notte profonda: le sue strutture sociali, economiche e istituzionali sono logorate. Il Paese è demoralizzato, il senso della sua civiltà è minacciato. Non saranno la speranza di consumare di più, o la maschera grottesca di un premier a trarci da una crisi che ci attraversa e ci supera per dimensione e profondità. La seconda condizione é che questo progetto deve far conto su istituzioni forti perché fortificate dall'esercizio della sovranità dei cittadini attraverso la moltiplicazione e soprattutto la valorizzazione delle occasioni di partecipazione, contrastando l'allontanamento dalla politica e la sfiducia verso le istituzioni che va diffondendosi nella società.

Per questo motivo rispetto ad ogni proposta riteniamo discriminante la difesa dell'assetto bipolare fondato su un sistema maggioritario che dia al cittadino il potere di scegliere il governo del Paese prima delle elezioni sulla base di una proposta programmatica avanzata da una alleanza politica omogenea.

Per questo motivo abbiamo scommesso sulla valorizzazione della forma partito, superando il
movimentismo e lo spontaneismo che aveva segnato alcuni passaggi dell'ultimo ventennio, e, tuttavia non su un partito chiuso in sé stesso, ma un partito aperto ai cittadini che rafforzasse la sovranità dei cittadini.

Per questo chiediamo che il Partito democratico sappia rendere vero il suo nome.

Solo un partito può camminare su quel ponte che lega il passato col futuro che é rappresentato dalle istituzioni della Repubblica. Solo un partito può essere canale per la elaborazione di un progetto di lunga durata che vada oltre le legislature e i governanti di turno.

Per questo motivo abbiamo affidato la scelta del nostro futuro agli elettori demandando a loro la più importante delle scelte in un partito: la designazione del segretario politico, e allo stesso tempo una assemblea nazionale che dotata della stessa legittimazione e rappresentatività possa bilanciare il potere del segretario, evitando i rischi di un esercizio del potere isolato.

Questa designazione già anticipata nella esperienza delle primarie che in passato si sono svolte a livello di coalizione e di partito, si prospetta per la prima volta come una scelta vera e non semplicemente come la conferma e la validazione di scelte sostanzialmente già predefinite. Noi sappiamo che le parole e le regole non bastano. La nostra stessa esperienza ci ha insegnato che alle parole e alle regole non onorate dai fatti sarebbe spesso preferibile il silenzio. E tuttavia sappiamo che non ci si mette in viaggio senza una meta definita dalle parole e senza regole che guidino il cammino.

Anche se affidato per ora alle parole riteniamo perciò che la scelta alla quale ci apprestiamo sia un risultato di grande rilievo del quale il partito deve essere orgoglioso. In un tempo in cui il nostro paese patisce un restringimento degli spazi della democrazia fino alla sottrazione ai cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti come ora accade a causa della sciagurata legge elettorale vigente per il parlamento nazionale, affidare direttamente ai cittadini la scelta della guida e del massimo organo nazionale del partito é una scelta che da sola dà testimonianza della radicale diversità della nostra idea di democrazia rispetto a quella che domina il campo a noi avverso. E' una scelta della quale é orgoglioso in particolare chi ha sperimentato direttamente le difficoltà, gli ostacoli, e le legittime incertezze che hanno segnato il percorso per arrivare fin qua.

Come abbiamo detto, nonostante la scelta diretta da parte dei cittadini, di candidati alla guida di amministrazioni locali e regionali e alla stessa guida di organi di partito sia andata moltiplicandosi, e nonostante a livello nazionale già in passato una larga partecipazione abbia dato prova dell'esistenza di una domanda di politica e di democrazia di gran lunga superiore a quella finora raccolta dagli strumenti tradizionali, questa può essere considerata una prima volta.

Questo capita grazie all'avanzamento rappresentato dalla adozione di uno statuto che interpreta e regolamenta l'orientamento verso una democrazia dei cittadini che il partito democratico ha assunto come tratto qualificante fin dalla sua nascita. Questo é tuttavia possibile anche perché, dopo il primo biennio fondativo pur segnato da contraddizioni e ritardi che abbiamo più volte denunciato, anche grazie alla ridefinizione delle appartenenze partitiche precedenti, la scelta é resa ora possibile dalla esistenza di candidature capaci ognuna di rivolgersi all'intero partito e non più solo ad una parte di esso. Anche questo, lungi dall'essere un approdo scontato, é il risultato prezioso di una serie di fattori oggettivi e soggettivi, tra i quali certamente non ultima la generosità, di chi, alzando la mano in risposta alla domanda di rischio e di responsabilità che é all'origine di ogni candidatura, ci chiedono e ci consentono per la prima volta una scelta.

La stessa possibilità di una scelta rappresenta per molti già da solo un risultato e, ripetiamo,
certamente lo é. Tuttavia sarebbe un errore, e certamente una occasione perduta se, trattenuti dalla prudenza nell'avanzare o tentati dal ritorno al passato, la scelta si risolvesse in una scelta tra persone.

Noi riteniamo, infatti, che la scelta tra persone per la guida del partito trovi il suo vero significato solo se essa evoca, consente, e sostiene una scelta tra diverse linee di azione politica. Solo questo assicura la pienezza dell'esercizio della cittadinanza, e allo stesso tempo consente di mettere a frutto il percorso che ci attende nei prossimi mesi. Solo questo consente al partito di definire finalmente, nel rispetto della democrazia, un’identità corrispondente al comune progetto di dare vita ad un partito nuovo in modo nuovo.

Ridotto a scelta tra persone, il confronto, pensato per l'utilità del partito e della Repubblica, si potrebbe tradurre all'opposto in uno scontro tra persone e tra gruppi che lascerebbe alle sue spalle ulteriori macerie dando una idea del partito che ognuno di noi rifiuta. Invece di interpretare questo passaggio come un’occasione di avanzamento, ci potremmo trovare alla fine in una posizione ancora più arretrata di quella di partenza.

Per questo motivo, pur riconoscendo gli aspetti comunque positivi presenti in questo passaggio, pensiamo che lungo questo cammino non possiamo stare fermi. Ancora una volta non progredire equivale ad arretrare.

Diciamo questo guidati dalla convinzione che da sempre abbiamo avuto nella necessità del Pd. Lo diciamo sulla base della esperienza di questi anni in gran parte sprecati. Lo diciamo tuttavia anche allarmati dai primi segnali che dentro il cammino che inizia vanno manifestandosi. Se non si interviene tempestivamente e con decisione, la prospettiva sembra nell'immediato quella di una competizione tra aggregati di spezzoni del passato ognuno diviso dall'altro a partire da vicende particolari, e allo stesso tempo privi di una riconoscibile ragione politica comune declinata al futuro.

Il chi, precede di troppo il perché. Comprensibilmente, anche se non correttamente, l’attenzione finisce per concentrarsi sul chi-sta-con-chi piuttosto che sul che-fare. Anche a causa della legge elettorale che, spogliando gli elettori delle proprie prerogative, ha conferito alle segreterie un potere di nomina, il confronto, invece di orientarsi verso una libera scelta espressa a conclusione di una valutazione, sulla base di un giudizio comparativo di natura politica, tende a configurarsi come il posizionamento all'interno di alleanze precostituite, definite in genere sulla base di appartenenze passate, con la preoccupazione di garantire e proteggere chi contribuisce alla vittoria, a prescindere dalla condivisione o meno di una linea politica.
Urge mettere al centro del confronto la politica. Non possiamo permetterci di sprecare tre mesi preziosi esaurendoci in un confronto ossessionato dal potere interno che appare estraneo e incomprensibile alle ansie dei cittadini.
Ancora più urgente é volgere questo confronto al futuro.

Il riorientamento della nostra attenzione verso il futuro sarà tuttavia possibile solo a partire da un giudizio condiviso sulla nostra passata esperienza di governo attraverso una analisi guidata da uno spirito di verità. La nostra credibilità come partito di governo per il futuro non é infatti compatibile con una superficiale liquidazione della nostra azione passata.

Questo non esclude il riconoscimento del concorso di cause oggettive e di errori soggettivi
all'origine del nesso tutt'altro che virtuoso che, con responsabilità di tutti, si stabilì tra costituzione del Pd e esercizio della responsabilità di governo nel quadro di una coalizione già di per sé difficile e complessa.

Per questo motivo, mentre difendiamo nell'interesse degli iscritti e degli elettori, e quindi del
partito, il nostro diritto di poter scegliere a ragion veduta, ci permettiamo di rivolgerci a tutti i candidati perché aiutino questa scelta chiedendo se e in che misura condividano alcune convinzioni per noi di fondo, e, nel caso, svolgano dentro lo stesso percorso congressuale la loro azione in coerenza con questa preoccupazione.
Queste le condizioni per fare del percorso che ci attende una occasione di crescita:

1. Indirizzare e pensare fin dal primo momento il confronto tra le diverse proposte politiche avanti agli elettori, riconoscendo come protagonisti e primi destinatari della nostra proposta quelli che sono comunque decisori finali: i cittadini, nostri elettori, difendendo e confermando con chiarezza la scelta per il modello di partito aperto attraverso il loro stabile coinvolgimento in elezioni primarie. Solo l’assicurazione che il voto al quale li chiamiamo ad ottobre non sarà l’ultimo può costituire il presupposto di una larga partecipazione. La condizione che la proposta e la candidatura avanzate dispongano tra gli iscritti del sostegno previsto dallo statuto deve essere considerata come la certificazione indispensabile del radicamento della proposta nella esperienza del partito e del sicuro riconoscimento del candidato da parte della comunità dei militanti. Il confronto tra le proposte deve tuttavia rivolgersi e competere per il consenso dei cittadini piuttosto che per l'ultimo tesserato e spesso per l'ultima tessera.

2. Fare di questa occasione un passaggio fondamentale che consenta agli iscritti ed elettori di rimescolarsi a partire dalle diverse idee politiche che legittimamente si contendono il campo, superando così le precedenti provenienze partitiche.

3. Per consentire ai votanti una scelta consapevole, ogni candidato assicuri la riconoscibilità della sua proposta politica, evitando di associare alla sua candidatura una pluralità di proposte, e una pluralità di proponenti, spesso ispirati a linee politiche tra loro disomogenee. Si concentri l'attenzione e il confronto dei cittadini sulla sintesi proposta dal candidato segretario invece di alimentare la competizione e la conta oltre che tra i candidati tra le diverse e contrastanti posizioni dei suoi sostenitori.
Si presenti pertanto per ogni candidato una sola lista, e si eviti altresì di riproporre ticket in qualsiasi modalità essi vengano proposti.

4. Rispettare l'autonomia delle regioni. Domande diverse chiedono risposte diverse. I congressi regionali non sono la fase regionale di quello nazionale. Anche se lo statuto prevede la contemporaneità dei congressi regionali con quello nazionale, solo una nitida e coerente contrapposizione di concezioni del partito giustificherebbe la coartazione della
autonomia delle singole regioni attraverso il trasferimenti meccanico delle divisioni nazionali in sede regionale.

5. Impegnare il partito attorno all'obiettivo della riforma della legge elettorale assunto come priorità assoluto. Le prossime elezioni politiche non possono avere ancora una volta come risultato un parlamento di nominati.



I punti ora esposti toccano evidentemente solo in parte la gamma di temi che la proposta dei
candidati non può non affrontare. La loro natura li propone tuttavia, distintamente e nel loro
complesso, come un fondamentale criterio per la valutazione della proposta dei singoli candidati.

domenica 12 luglio 2009

Out out

Dal sito dell'Apcom:

"Se Ignazio Marino dovesse vincere le primarie del PD, ma il problema non si pone perché non accadrà, e mantenesse le sue attuali posizioni su molti temi i teodem uscirebbero dal Pd". Lo ha detto Paola Binetti intervistata da Klaus Davi per il programma KlausCondicio. "Attualmente le posizioni che Marino ha assunto su molti temi sono inconciliabili con le nostre - osserva l'esponente tedome -. Ma non vincerà, non può vincere. E' giusto che chi governa possa avere una visione globale capace di includere e anche valorizzare tante visioni parziali facendone un mosaico che alla fine abbia un significato e un valore, che parli al Paese" Binetti esclude poi una sua candidatura alla segreteria: "per questi due motivi: a livello personale penso di non avere delle capacità e anche perché mi percepisco come un soggetto che esprime una parte di consenso nel Paese, ma non la parte maggioritaria. Per ora il mio appoggio è un appoggio 'esterno a Franceschini' per storia e per cultura, e quello che potrebbe essere il soggetto e la persona, ma soprattutto il progetto che meglio incarna i valori e la tradizione a cui io mi riferisco".

Le prime dichiarazioni di "guerra"? E' giusto dire che se non vinciamo ce ne andiamo? A senso in politica non voler mai essere minoranza a costo di diventare ininfluenti?

Stupratore: c'avevo preso

A quanto pare non sbagliavo. Il caso dello stupratore-coordinatore PD è entrato nel dibattito congressuale nel peggiore dei modi. Ad invocare maggiore attenzione nella scelta dei dirigenti, il senatore Marino, candidato alla Segreteria.

riporto uno scambio di dichiarazioni apparse sul Tempo:

«È evidente - spiega Marino - che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna, che non può essere ignorata né sottovalutata. Come vengono individuati i coordinatori dei circoli? È chiaro che non sono scelti liberamente ma imposti». Ne scoppia un caso politico, con la durissima reazione degli altri due candidati al congresso di ottobre: l'attuale segretario Franceschini e lo svidante dalemiano Bersani. «Le parole di Marino - attacca Franceschini - sono offensive per migliaia di coordinatori di circolo, quadri e centinaia di migliaia di iscritti. Una cosa è il dibattito congressuale tra candidati e anche la comprensibile tentazione di far accendere i riflettori. Un'altra è utilizzare un episodio oscuro e terribile, il caso, come abbiamo letto sui giornali per parlare di questione morale nel Partito Democratico».

«Sono davvero dispiaciuto per le dichiarazioni di Marino. Cose del genere non le pensa di noi il nostro peggiore avversario», è il commento dell'altro aspirante leader democratrico, Pier Luigi Bersani. «La parola giusta è costernazione. Nessuno era in grado di conoscere l'altra faccia di Luca Bianchini», dichiara invece il senatore Lucio D'Ubaldo. «D'altra parte i coordinatori dei circoli non vengono imposti, ma scelti attraverso democratiche consultazioni tra tutti gli iscritti al partito - continua D'Ubaldo - Per questo consiglierei a Marino di scorporare dalla sua cultura cattolica l'aggiunta di alcuni ingredienti estranei e malsani». Secondo l'eurodeputato David Sassoli si tratta solo di «un drammatico fatto di cronaca. «Sarebbe poco dignitoso da parte di chiunque prestarsi a strumentalizzazioni politiche».

A chiudere il caso arriva in serata una nota del partito: «Da informazioni desunte dagli organi inquirenti emerge che non c'è alcun riscontro, né nel casellario giudiziario, né nei carichi pendenti, dei precedenti giudiziari dell'imputato riferiti dalla stampa. Il Pd di Roma ribadisce il proprio sgomento e la propria costernazione per il fatto che la persona accusata con pesantissimi riscontri di essere lo stupratore seriale ricercato fosse un aderente e un coordinatore di circolo del Pd. «Pertanto ogni forma di strumentalizzazione politica - conclude la nota - deve essere respinta»


E sulla versione cartacea di Repubblica il commento di Bersani a proposito del fatto che nemmeno gli avversari avrebbero mai osato utilizzare questo fatto come strumento di critica politica. Decisamente concordo e mi spiace commentare che - personalmente - non me lo aspettavo da Marino.

Boom! Grillo quinto candidato?

Diversaente da quanto riporatato da molte fonti giornalistiche che - stranamente - continuano ad ignorare che Mario Adinolfi è un candidato alla segreteria, spunta una nuova candidatura, decisamente sorprendente: Beppe Grillo.

Riporto la notizia dal sito del Sole 24 Ore:

«Il 25 ottobre ci saranno le primarie del Pdmenoelle. Io mi candido». Beppe Grillo entra nella corsa per la segreteria del Partito Democratico, e lo annuncia direttamente sul suo blog.


Il comico scende in campo per «diventare il successore di gente del calibro di Franceschini», con l'idea di «rifondare» quello che a suo giudizio è diventato «un mostro politico nato dalla sinistra e finito in Vaticano».

Sul blog di Grillo si scatena il dibattito fra chi parla di «grande notizia» e chi si dimostra più scettico, ma prima di diventare effettiva la nuova candidatura deve superare alcuni ostacoli. Grillo taglia corto, ricordando che «il 25 ottobre ci saranno le primarie, e voterà ogni potenziale elettore», ma la realtà è più complessa.


Per partecipare davvero alla corsa, la candidatura e le «linee programmatiche» di Grillo dovranno essere sottoscritte da almeno il 10% dei componenti dell'assemblea nazionale del Pd, oppure da almeno 1.500 iscritti divisi in cinque regioni appartenenti a tre delle cinque circoscrizioni elettorali delle europee. Al congresso, e dunque alle votazioni delle linee programmatiche dei candidati, può partecipare chi si iscrive entro il 21 luglio: per avere qualche possibilità, quindi, Grillo farebbe bene prima di tutto a mobilitare i suoi per iscriversi in fretta al Partito democratico.


Ma gli ostacoli non finiscono qui: il 25 ottobre si sfideranno solo i tre candidati che hanno ottenuto più consensi (oppure per tutti quelli che avranno ottenuto almeno il 15%) al congresso, che si terrà due settimane prima dell'appuntamento ai gaze
bo.



Boutade o vera candidatura? Può essere una reale risorsa al dibattito congressuale? E se vincesse lui che succederebbe dopo? Da "super PD" a "super IDV"?

sabato 11 luglio 2009

Lo stupratore della Caffarella è un coordinatore di circoli PD: influenzerà il dibattito?

Riporto un articolo di cronaca del Tempo di Roma:


Impiegato contabile, fidanzato, impegnato in politica, prossimo dottore in Giurisprudenza con un’indole oscura: stuprare le donne. La Capitale esce dall’incubo del violentatore seriale. Si chiama Luca Bianchini, 33 anni. Lo incastra il test del Dna. Era l’uomo della porta accanto, una persona «normale» di giorno che di notte dava spazio al lato peggiore di sé. E non da oggi: 14 anni fa era stato arrestato per tentata violenza su una vicina di casa, e scagionato dal Gip perché «al momento del fatto era incapace di intendere e di volere».
Ieri all’alba in un appartamento di Cinecittà gli investigatori della Squadra mobile di Vittorio Rizzi hanno catturato dottor Jekyll-Mister Hyde.

È accusato di tre violenze sessuali, una alla Bufalotta e due a Tor Carbone, commesse da aprile a oggi, ma è anche sospettato di averne tentate altre dodici, nelle stesse zone della città. Ma l’elenco è solo alle prime battute. A chi lo ha arrestato Bianchini ha detto: «Vi state sbagliando, non sono io quello che cercate». I poliziotti nel suo computer hanno trovato gli articoli in cui si parla dei suoi stupri, video pornografici dove il soggetto sono le violenze sessuali. Sono saltate fuori le armi: il coltello e la pistola giocattolo che usava, l’una o l’altra, per minacciare le sue vittime quando le prendeva alle spalle nei garage, di notte. Il nastro adesivo grigio che utilizzava per bloccare le mani e chiudere la bocca delle poverette. Ma non il caschetto scuro che calzava per coprirsi il volto, indossando una felpa scura e jeans. E poi la sorpresa, sul comodino c’era un libro di Massimo Picozzi, «Criminal profiling».


Bianchini infatti sapeva muoversi: per non lasciare tracce le sere delle violenze non portava il cellulare dietro, sapeva scegliere le prede, conosceva la zona e sfruttando il suo ruolo di coordinatore di circolo del Pd probabilmente incontrava molte persone arrivando a sapere informazioni private. I poliziotti sono arrivati a lui incrociando una serie di dettagli. Quelli più importanti sono stati due. Il primo: un’auto grigia, una Musa, che era stata vista da una delle donne di Tor Carbone che la polizia ha rintracciato tassello dopo tassello. Il secondo, il precedente penale: nel maggio del ’96 Bianchini finì nei guai per un tentativo di stupro a Tor Carbone su una donna che risiedeva nel suo palazzo. Da allora i suoi genitori sono stati costretti a cambiare quartiere. Lui però è tornato.


Ieri in Questura in una sala al primo piano gremita di cronisti, il questore Giuseppe Caruso ha dato un nome al metodo d’indagine: «Si chiama porta a porta. Sono stati sentiti i portieri degli stabili, gli amministratori di condominio, e anche i giovani che si trovano in strada fino a tarda ora. Abbiamo chiesto se avevano notato la presenza ricorrente di una persona, a bordo di quale mezzo. Tutta la Squadra mobile è stata eccezionale, è stato encomiabile il lavoro del suo dirigente Vittorio Rizzi, delle due funzionarie Silvia Franzé e Francesca Monaldi, e tutti gli uomini che si sono dedicati anima e corpo, senza sosta».


Bianchini nega tutto. Nonostante il Dna trovato sulle vittime sia il suo, quel giovane di 33 anni dà l’impressione che non si renda conto di quello che ha fatto, di quello che è successo e di quello che sta per capitargli. «È finito un incubo», commenta Caruso. Sollievo anche tra i cittadini di Tor Carbone. Rimangono però ancora molte perplessità tra la gente: «Il fatto inquietante è che si tratti di una persona apparentemente normale». «C’è da supporre che a questo punto nessuno avrebbe mai sospettato di lui, neppure il suo vicino di casa - dice Giorgio riferendosi al presunto stupratore - Questa è gente che ha problemi diversi dal semplice disagio di una realtà difficile».


Ad essere sollevate sono soprattutto le ragazze del quartiere, dove negli ultimi giorni si era diffusa la fobia di ritirarsi da sole di sera. «Siamo contente - hanno detto - ma la paura non passerà subito». Un giovane di 23 anni, vicino della vittima, ancora scosso «per il clima di paura che si era creato nel quartiere», ha detto: «Adesso ci vuole la castrazione chimica». Molti abitanti della zona sperano che «la persona fermata sia quella giusta». «Ci auguriamo che sia lui - hanno detto - e che non si ripeta il caso della Caffarella». «Sono serena e contenta che sia stato preso, ma adesso la giustizia faccia il suo corso», ha commentato una delle vittime. «Non penso al fatto che si tratti di una persona apparentemente insospettabile come un qualsiasi conoscente - ha aggiunto la vittima a proposito dello stupratore - almeno cerco di non pensarci, altrimenti dovrei chiudermi in casa, ma non sarebbe giusto».

La mia domanda è: questo evento può influenzare il dibattito politico? Certo non quello interno, ma da armi alla maggioranza? E gli elettori come leggeranno questo fatto?

giovedì 9 luglio 2009

Appello all'unità

Con un documento molto equilibrato e saggio il Partito Democratico di Cesena, che alle ultime consultazioni ha raggiunto quota 40%, ha invitato tutti i candidati a presentarsi da loro per esporre le proprie posizioni e quale idea di partito vogliono perseguire. Raccogliamo la segnalazione di un giornale locale: Romagna Oggi. L'idea centrale non è focalizzarsi sul "chi sta con chi", ma sul programma, le aspettative e le idee per il futuro del partito e del paese.


Sarà bene ricordarlo perchè il giorno dopo si rimarrà tutti nella stessa casa...

mercoledì 8 luglio 2009

Focus 3: Ignazio Marino






Nel frattempo vero "outsider" della competizione congressuale è il chirurgo e senatore Ignazio Marino. Con un editoriale all'Unità ha finalmente messo a disposizione - oltre alla sua candidatura - il suo manifesto programmatico, ovvero la sua mozione.

Diego Bianchi intervista Bersani

Video intervista di Bersani da Diego Bianchi (Zoro), per il programma "Orzo" di Excite. L'intervista è un po' lunga ma comunque di interesse.

martedì 7 luglio 2009

Focus 2: Pierluigi Bersani


Bersani è, forse, il principale "competitor" per la corsa alla segreteria. Ha volutamente saltato il giro quando a candidarsi fu il suo ex compagno di partito, Veltroni, eppure già da allora era visibilmente insofferente tanto della sua decisione personale quanto di non poter - ma questa è solo una ipotesi - appoggiare Enrico Letta con cui ha un rapporto politico molto stretto. Anche di lui forniamo la mozione congressuale, estratta dal sito del PD.

lunedì 6 luglio 2009

Focus 1: Mario Adinolfi


Mario Adinolfi, come già detto blogger e giornalista, si è candidato nuovamente alla guida del PD (lo aveva già fatto in occasione della nascita stessa del partito raccogliendo all'epoca (2007) 5.906 voti e risultando di conseguenza eletto in Assemblea costituente.
Al momento Adinolfi è l'unico ad aver depositato la mozione congressuale con cui si presenta agli iscritti del partito.


Inizio dei lavori

"Eppur si muove". Così, secondo la vulgata, dopo l'abiura durante il processo, Galileo Galilei a proposito della luna. In realtà non fu mai detta questa frase, ma ormai fa parte dell'immaginario collettivo e noi ce la teniamo stretta. Apparentemente, oltra alla luna, qualcosa si muove anche nel dogmatico e granitico Partito Democratico. Rotta pax-veltroniana del "tutti uniti" a qualunque costo (anche a costo di non avere nessuna linea politica), e superato il drammatico test delle amministrative e delle europee, pare che finalmente anche nella casa del PD ci si stia preparando ad uno scontro politico interno vero, fatto di nomi di pregio e animato da candidature impreviste. Allo stato attuale (ma c'è tempo fino al 21 luglio), ci sono quattro candidati alla Segreteria del Partito Democratico.

In ordine rigorosamente alfabetico:


Mario Adinolfi, blogger e giornalista

Pierlugi Bersani, politico

Dario Franceschini, politico (ed attuale Segretario PD)

Ignazio Marino, Chirurgo e Senatore


Di questi candidati i due "favoriti" sono Bersani e Franceschini, e non necessariamente in quest'ordine. Punto Democratico cercherà di raccogliere informazioni e dichiarazioni su di loro, sulle loro tematiche, sul loro manifesto programmatico e sulle "alleanze" e basi di consenso.

Buon congresso.